L’eleganza del riccio di Muriel Barbery

Titolo originale: L’élégance du hérisson
 Traduzione: Emanuelle Caillat per Paloma e Cinzia Poli per Renée
Editore: Edizioni e/o, 2006
Pagine: 324

Trama. Renée ha 54 anni.  È la portinaia al numero 7 di rue de Grenelle, a Parigi, un palazzo con otto appartamenti di lusso, tutti abitati da famiglie dell’alta borghesia. “Vedova, bassa, brutta, grassottella”, non ha mai studiato. Povera, discreta ed insignificante, vive da sola con un gatto, Lev, e per questo tutti la considerano per quello che è: una semplice portinaia. In realtà, di nascosto dagli occhi indiscreti del mondo, Renée è una persona colta, ama la lettura, la filosofia, i film e l’Arte in ogni sua forma. Nello stesso palazzo vive Paloma, dodici anni. Proviene da una famiglia ricca: il padre è un ministro che ama il rugby, mentre la madre ha un dottorato in lettere, è fissata con Freud e da tanti anni frequenta uno psicologo, ma i risultati sono decisamente scarsi. Qualcosa però la distingue dagli altri dodicenni. Paloma è brillante ed intelligente a tal punto da sentirsi quasi inadeguata per il mondo che la circonda. Non ha più senso vivere ed è per questo che è decisa a farla finita il giorno del suo tredicesimo compleanno. Intanto continuerà a fingere di essere come tutte le altre ragazzine adolescenti. L’arrivo nel palazzo del signor Ozu, un ricco giapponese, porterà una ventata di novità nel palazzo, soprattutto per Renée. Grazie a lui dovrà affrontare tutto ciò che ha cercato di nascondere in questi anni.

L’eleganza del riccio – Recensione

L’eleganza del riccio” è scritto in prima persona da Renée e Paloma, sono loro, infatti, le due protagoniste di questa storia. A primo impatto la lettura potrebbe sembrare semplice, quasi leggera, poiché molto scorrevole, ma già dalle prime pagine capiamo che c’è molto di più. Nel libro infatti la trama, intesa come il susseguirsi di fatti, non è tutto. Per quanto possa sembrare banale e scontata, in realtà nasconde qualcosa di più particolare. Pagina dopo pagina siamo portati ad una riflessione continua attraverso i pensieri delle due protagoniste. Vengono infatti affrontati gli argomenti più profondi: la vita, la morte, la malattia, l’eternità, il pregiudizio, le convenzioni sociali e la critica alla società, soprattutto alla borghesia, ma trovano largo spazio anche l’amicizia ed un pizzico d’amore.
Le due protagoniste rifiutano le proprie origini.
Paloma non riesce ad essere felice nella sua famiglia, così tipicamente borghese. Non sopporta e non è in grado di affrontare tutte le convenzioni che la vita, in questo tipo di società, le impone: i falsi sorrisi e le frasi di circostanza non fanno per lei. Appena può fugge da tutto ciò, isolandosi dal resto del mondo. Ormai è decisa, darà fuoco all’appartamento in cui vive e la farà finita.
Le parti del libro che la riguardano, vengono divise in: I pensieri profondi, in cui parla di tutto ciò che la circonda, amici, famiglia, persone del palazzo; e Diario del movimento del mondo, se vuole lasciare questo mondo dovrà essere convinta, quindi se c’è qualcosa per cui vale la pena restare non può non prenderne nota. 
Anche Renée Michel, in un certo modo rifiuta le sue origini. Proviene da una famiglia contadina, povera e non vuole accettare il pregiudizio secondo cui l’ultima posizione della scala sociale sia sinonimo di ignoranza. Così inizia a leggere, ad informarsi e a formare una propria cultura da autodidatta. Allo stesso tempo tiene per sé tutto ciò che impara, mostrandosi agli altri, proprio per come si aspettano di vederla: una semplice portinaia, poco socievole e a volte anche arrogante. Solo tre persone riusciranno a capire chi è veramente Renée: Manuela, la sua unica amica, domestica in un appartamento del palazzo, Paloma, ma soprattutto il signor Ozu. E’ proprio grazie a lui che Renée e Paloma riescono ad incontrarsi e a conoscersi e a creare un legame unico. Per Renée, Paloma è quasi una figlia.

“Madame Michel ha l’eleganza del riccio: fuori è protetta da aculei, una vera e propria fortezza, ma ho il sospetto che dentro sia semplice e raffinata come i ricci, animaletti fintamente indolenti, risolutamente solitari e terribilmente eleganti.”

Quello che non mi ha convinto…
Nonostante abbia letto il libro già da un po’, non so ancora dire se il libro mi sia piaciuto o meno. L’idea alla base del libro è originale ed interessante, ma alla fine della lettura rimane una sensazione di amaro in bocca. Per spiegare il perché, svelerò qualche particolare riguardo al finale. Renée decide di nascondere l’amore per la cultura ma non riusciamo a capire il perché fino a quando lei stessa lo rivela. Forse sarebbe stato meglio non saperlo dato che le sue ragioni rappresentano una sorta di rassegnazione alla sua natura, rendendo il tutto quasi inverosimile. Quando per lei inizia il momento del cambiamento vero e proprio, ed è disposta ad “uscire allo scoperto”, ecco che succede l’inevitabile e quello che ho pensato in quel momento è stato “Allora aveva ragione!”
L’unica consolazione è che in quel momento è davvero felice, dopo 54 anni, Renée è in pace. Inoltre quello che succede a Renée rappresenta un insegnamento per Paloma, che la porterà a cambiare idea e a vivere con un altro spirito.
Un altro punto negativo del libro è il personaggio di Paloma: poco convincente. Le sue riflessioni in relazione all’età che ha, risultano a volte poco credibili, sarebbero bastati già un paio di anni in più per rendere il personaggio più realistico.
Tuttavia il libro fa riflettere.
Per quanto infatti si possa essere d’accordo o meno con le riflessioni personali delle protagoniste, L’eleganza del riccio non lascia indifferenti. Non entra a far parte dei miei libri preferiti e difficilmente lo rileggerò in futuro, ma a lettura terminata, qualcosa lascia dietro di sé.
Pagina dopo pagina conosciamo Renée e Paloma. E’ come se si aprissero con noi, quel segreto che le accomuna, che hanno deciso di non condividere con gli altri, lo stanno svelando a noi, si stanno mostrando per quello che realmente sono.
Curiosità.
Del 2009 è Il riccio, film basato sul romanzo, diretto da Mona Achache. L’autrice Barbery, però, ha mostrato poco interesse verso il film, considerandolo una cosa diversa rispetto al libro.
Avete lette il libro, oppure visto il film? Cosa ne pensate delle due protagoniste?

Gioia

L’autrice.
Muriel Barbery è nata nel 1969. Il suo primo romanzo, Estasi culinarie, pubblicato nel 2000, è stato tradotto in 19 lingue. L’eleganza del riccio, il suo secondo romanzo, pubblicato dalle Edizioni E/O nel 2007, è un bestseller internazionale tradotto in 39 lingue ed è stato insignito di numerosi premi.

11 thoughts on “L’eleganza del riccio di Muriel Barbery

  1. Ciao Gioia, sono una nuova follower! Ho letto questo libro più di un anno fa e mi è piaciuto molto… Il film molto ma molto meno, ma dopotutto è difficile rendere la complessità di un libro del genere in poco più che 90 minuti.
    Bella recensione!

    1. Non ho avuto ancora modo di vedere il film, ma so che non è stato apprezzato quanto il libro e credo sia stato così per lo stesso motivo che hai detto tu. Un libro semplice ma complicato allo stesso tempo, con infinite possibilità di interpretazione.
      Grazie per esserti iscritta, anche io ho scoperto per caso il tuo blog e non potevo non seguirti.
      La musica di Allevi in sottofondo un tocco magico!

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