Recensioni

Norwegian Wood di Haruki Murakami

Traduzione: Giorgio Amitrano
Editore: Einaudi
Pagine: 379
Uno dei più clamorosi successi letterari giapponesi di tutti i tempi è anche il libro più intimo, introspettivo di Murakami, che qui si stacca dalle atmosfere oniriche e surreali che lo hanno reso famoso, per esplorare il mondo in ombra dei sentimenti e della solitudine. Norwegian Wood è anche un grande romanzo sull’adolescenza, sul conflitto tra il desiderio di essere integrati nel mondo degli “altri” per entrare vittoriosi nella vita adulta e il bisogno irrinunciabile di essere se stessi, costi quel costi. Come il giovane Holden, Toru è continuamente assalito dal dubbio di aver sbagliato o poter sbagliare nelle sue scelte di vita e di amore, ma è anche guidato da un ostinato e personale senso della morale e da un’istintiva avversione per tutto ciò che sa di finto e costruito. Diviso tra due ragazze, Naoko e Midori, che lo attirano entrambe con forza irresistibile, Toru non può fare altro che decidere. O aspettare che la vita (e la morte) decidano per lui.
Recensione
Ho rinviato per tantissimo tempo il mio primo approccio con Murakami. L’occasione mi è stata offerta, ancora una volta, dal gruppo di lettura LiberTiAmo il mese scorso. Finalmente, mi sono decisa a leggere un libro che, tra l’altro, giaceva da…secoli, in libreria!

Il protagonista di Norwegian Wood è Watanabe che, in prima persona, narra una parte importante del suo passato:  il difficile passaggio dall’adolescenza al mondo degli adulti.
Attraverso l’incontro di vari personaggi e le situazioni che si trova a vivere, il ragazzo è portato alla riflessione e ad importanti decisioni.
Basta l’ascolto, per caso, su un aereo, di “Norwegian Wood”, per far riemergere tutti i ricordi.
Siamo così catapultati ad un ventina di anni indetro, Watanabe ha 18 anni e vive in un collegio per studenti. È in un’età particolare, resa ancora più difficile dalla morte, avvenuta non molto tempo prima, di Kizuki, suo migliore amico. L’incontro con Naoko, ragazza di Kizuki, sarà per lui decisivo. Al loro primo incontro, ne seguiranno altri e la ragazza vedrà in Watanabe non solo un amico ma un vero e proprio punto di riferimento ma, sembra non essersi del tutto ripresa e presto avrà delle ripercussioni sul suo stato psichico e relazionale.
Con il procedere della narrazione si aggiungono altri personaggi. A partire dal compagno di stanza fissato con la pulizia e l’esercizio fisico, all’amico bello e dannato, per poi arrivare a Midori, ragazza energica e sfrontata che darà una sferzata alla vita del protagonista.
Come nel caso di Naoko, anche con lei il tempo e gli incontri riusciranno a creare qualcosa di speciale.
Ognuno ha una propria storia, una personalità e risultano, ad essere sinceri, anche più interessanti del protagonista stesso che, il più delle volte, appare solo uno spettatore, non più del lettore.
Spesso si lascia trasportare dagli eventi, di rado riesce a prendere una decisione, questo viene infatti confermato alla fine quando è la vita che, quasi a volergli far comprendere qualcosa, deciderà per lui.

Quello che appare subito come punto a favore del romanzo è lo stile dell’autore: semplice ed evocativo allo stesso tempo, in grado di coinvolgere il lettore fin dalle prime pagine anche grazie ai numerosi riferimenti alla cultura, alla musica o al mondo letterario.
Alle descrizioni dei personaggi, delle situazioni e delle ambientazioni si inseriscono numerosi dialoghi, talvolta molto lunghi. Ci sono diverse parti in cui Murakami, proprio come i suoi personaggi, sconfigge ogni tabù, descrivendo le scene più intime dei protagonisti. Un piccolo appunto su queste scene che non scendono mai nel volgare ma leggerle si dimostra scomodo, quasi imbarazzante. Con l’atmosfera generale del romanzo, ci si aspetta qualcosa di diverso.

Secondo i lettori di Murakami, quindi ben più esperti di me a riguardo, Norwegian Wood viene considerato tra i romanzi più intimi dello scrittore. Non è impossibile riuscire a comprendere il perché essendo l’età che viene affrontata caratteristica già di per se e, per certi versi molto complicata, un’età in cui l’incertezza del futuro e della vita fa sentire il suo peso
Molti sono i temi di cui si parla: l’amore, l’amicizia, le difficoltà della vita, il sentirsi non accettati o inadeguati nella vita di tutti i giorni e, molto presente, il tema della morte. Watanabe deve fare i conti con nuove consapevolezze di cui prende atto grazie alle varie personalità che incontra. Ed è proprio grazie ai personaggi che, sviscerati nel loro essere, riescono ad affrontare i vari temi in tutte le loro sfumature.
Personalità forti, impertinenti che non hanno paura o timore di confessarsi anche nel più intimo.
Siamo nel fiore della vita, davanti c’è il futuro ma, non sempre riusciamo a viverlo con serenità. Il romanzo ha una forte connotazione malinconica, il tema della morte ricorre spesso, da un certo punto risulta quasi come un sottofondo costante, onnipresente ed è proprio questo che Watanabe comprenderà.

La morte non era più qualcosa di opposto alla vita. La morte era già compresa intrinsecamente nel mio essere, e questa era una verità che, per quanto mi sforzassi, non potevo dimenticare
 
Gioia

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