Recensioni,  Un libro per due

L’amico ritrovato di Fred Uhlman

 
Editore: Feltrinelli
Data di pubblicazione: 27 dicembre 2012
Pagine: 92
Prezzo: 5.50€
Sinossi.
Nella Germania degli anni Trenta, due ragazzi sedicenni frequentano la stessa scuola esclusiva. L’uno è figlio di un medico ebreo, l’altro è di ricca famiglia aristocratica. Tra loro nasce un’amicizia del cuore, un’intesa perfetta e magica. Un anno dopo, il loro legame è spezzato. “L’amico ritrovato” è apparso nel 1971 negli Stati Uniti ed è poi stato pubblicato in Inghilterra, Francia, Olanda, Svezia, Norvegia, Danimarca, Spagna, Germania, Israele, Portogallo.
Recensione
Germania, 1933.
I protagonisti sono due sedicenni, Hans e Konradin, che frequentano la stessa classe.
Hans è il figlio di un medico ebreo, un ragazzo timido e taciturno che non ha particolari amicizie e spesso si trova in completa solitudine ad affrontare i problemi di ogni ragazzo della sua età.
Konradin invece è figlio di una famiglia aristocratica, gli Hohenfels, che spesso intrattiene spesso rapporti con Hitler.
Nonostante i due ragazzi appartengano a due mondi differenti il legame di profonda amicizia che li lega li porta a vivere un rapporto di estrema fiducia e rispetto.
Questa relazione si scontrerà però ben presto con la dura realtà, con ideologie politiche spaventose e irrispettose, con una società che calpesta i sentimenti in favore di convinzioni e filosofie dilaganti e corrosive.
“La politica riguardava gli adulti, noi avevamo già i nostri problemi. E quello che ci pareva più urgente era imparare a fare il migliore uso possibile della vita, oltre, naturalmente, a cercare di scoprire quale scopo avesse, se l’aveva, e a chiederci quale potesse essere la condizione umana in questo cosmo spaventoso e incommensurabile. Questi si che erano veri dilemmi, quesiti di valore eterno, assai più importanti per noi dell’esistenza di due personaggi ridicoli ed effimeri come Hitler e Mussolini.”
La narrazione procede fluida attraverso la descrizione dei ricordi del protagonista, uno sguardo al passato, uno scorcio sulle cicatrici che hanno dato vita al presente di un uomo fatto di dolori, paure e malinconia.
Hans ha vissuto un’adolescenza fatta di cambiamenti, spesso tormentati, alla ricerca di valori nella quale rispecchiarsi ed identificare sé stesso e la propria generazione, un piccolo grande capolavoro senza tempo che si legge tutto d’un fiato con un finale davvero sorprendente.
L’amico ritrovato è un libro che nella sua devastante semplicità dischiude la mente e gli occhi di ogni lettore che decide di aprire il proprio cuore a questi due personaggi, una sintesi sulla vera essenza dell’amicizia, la speranza mai sopita di prevaricare la follia e l’odio che la guerra infonde nella parte più profonda dell’animo umano.
“Ho esitato un po’ prima di scrivere che avrei dato volentieri la vita per un amico, ma anche ora, a trent’anni di distanza, sono convinto che non si trattasse di un’esagerazione e che non solo sarei stato pronto a morire per un amico, ma l’avrei fatto quasi con gioia. Così come dava per scontato che fosse dulce et decorum pro Germania mori, non avevo dubbi sul fatto che morire pro amico sarebbe stato lo stesso. I giovani tra i sedici e i diciotto anni uniscono in sé un’innocenza soffusa di ingenuità, una radiosa purezza di corpo e di spirito e il bisogno appassionato di una devozione totale e disinteressata. Si tratta di una fase di breve durata che, tuttavia, per la sua stessa intensità e unicità, costituisce una delle esperienze più preziose della vita.”
Consiglio questo libro davvero a tutti, poche pagine che rimangono nel cuore di ogni lettore, un insegnamento di vita sempre attuale ricco di sentimenti ed emozioni.
Buona lettura!
Debora

Meglio tardi che mai, questa volta è proprio il caso di dirlo. Ho rimandato la lettura di questo libro da non so quanto tempo quando di tempo per leggerlo ne basta veramente poco.

Non perché sia un racconto breve, poco più di 90 pagine, ma perché l’intensità della storia ed il coinvolgimento che ne nasce non permettono al lettore di allontanarsi dalle pagine.
Il libro può essere diviso in due parti, la prima, più descrittiva, può essere considerata quasi di presentazione ed introduzione ai protagonisti, agli altri personaggi e all’ambientazione. Più o meno a metà, invece, la narrazione prende il via fino ad arrivare all’epilogo finale.
Germania 1932, Hans ha 16 anni e studia al Karl Alexander Gymnasium di Stoccarda, scuola prestigiosa per famiglie facoltose. Fin da subito sente di non appartenere del tutto all’ambiente che lo circonda fino a quando Konradin entra nella sua classe e nella sua vita. Dal primo momento capisce che sono fatti per essere amici, infatti la loro amicizia non tarderà a nascere. Tra loro però, iniziano ad insinuarsi degli spettri, quello dell’ascesa di Hitler, del nazismo al potere e delle conseguenti leggi razziali. Hans proviene da una famiglia ebrea mentre quella di Konrarin è profondamente cristiana.

“Io sentivo che quello era solo l’inizio e che da allora in poi la mia vita non sarebbe più stata vuota e triste, ma ricca e piena di speranza per entrambi”

L’elemento che, a lettura ultimata, colpisce di più è il talento dell’autore nel togliere il superfluo ed andare al punto. Ed è subito evidente se la narrazione copre 30 anni della vita del protagonista o meglio della voce narrante, Hans.
Ulhman sembra dare quasi per scontato che tutti conoscano le orribili pagine della storia d’Europa in cui  vengono ambientate le vicende. Dopotutto è impossibile non esserne a conoscenza. Lascia quindi alle poche parole espresse dai personaggi stessi il compito di comprendere cosa stia accadendo e quali conseguenze comporterà tutto ciò alla relazione dei protagonisti. Nonostante la brevità, quindi, il libro riesce ad essere intenso ed emozionante.
È una testimonianza storica diversa dal solito per la scelta dei protagonisti. Le leggi razziali non hanno guardato in faccia a nessuno, persone umili, povere ma anche ricche, l’odio non conosce classe sociale e la storia di Hans ne è una prova.
Come suggerisce il titolo, ampio spazio viene dato all’amicizia. Hans riesce ad essere finalmente se stesso grazie a Konradin, con il quale condivide le sue passioni, i suoi pensieri, come tutti gli adolescenti e, come succede spesso, dovrà fare presto i conti con la sua prima grande delusione, non soltanto dovuta al contesto storico.
Fino al finale, un finale a sorpresa, quasi inaspettato ma, in qualche modo, sperato. Non può essere considerato del tutto lieto, Uhlman decide di essere veritiero, realistico, lasciando però spazio alla speranza.

Gioia

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