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Istantanee. Dieci racconti per sognatori diurni di Matteo Zanini

Istantanee. Dieci racconti per sognatori diurni
di Matteo Zanini
Editore: AbEditore
Collana: Piccoli mondi moderni
Anno di pubblicazione: 2018
Pagine: 191
“Istantanee” raccoglie dieci percorsi, dieci anime d’inchiostro che – come lo scatto immediato di una fotografia – intendono delineare un messaggio, trasmettere un’emozione. Ogni racconto possiede un’identità propria, una voce che lo caratterizza, differenziandolo dagli altri per tematiche e linguaggio. Si tratta dei frammenti di un medesimo specchio che ritrovano un’unione definita: dalle ambientazioni più favolistiche si passa a quelle più essenziali, dove sono incarnazioni della natura o semplici immagini a interpretare il ruolo di protagonisti. Idealmente la raccolta potrebbe essere suddivisa in tre parti: la prima (contenente i racconti “Il ballo”, “Cappuccetto Rosso”, “L’anima del lago” e “La bambina che leggeva i sogni”) si fa forza del suo evidente legame col fantastico; la seconda (composta da “Corde al vento”, “Eclissi” e “Quattro giorni per farti innamorare”) è certamente il ponte tra la parte più sognante e quella più concreta; infine, la terza (che raggruppa “Trasfigurazione”, “Sabbia” e “La morte della Letteratura”) è senza dubbio quella che maggiormente pone l’attenzione sulla scelta dei termini in base alla propria musicalità e forza creativa d’immagini suggestive.
Recensione 
Dopo Le cronache di Susetta di Giuseppe De Stefano, Istantanee è il secondo volume della collana Piccoli mondi moderni, edita Abeditore che, ancora una volta, si riconferma tra le case editrici che impiegano massima cura nella creazione dei loro libri.

Istantanee. Dieci racconti per sognatori diurni, è una piccola raccolta di storie, diverse tra loro per ambientazione, personaggi e temi trattati.
Ogni racconto prende vita per proprio conto, non c’è nessun vero e proprio elemento in comune se non un filo conduttore che fa da sfondo e a volte da protagonista in ogni storia: il sogno.
In ognuna infatti, in un modo o nell’altro, si fa riferimento al mondo onirico o perché esplicito oppure perché le sensazioni suscitate richiamano questo mondo.
Come viene riportato anche in quarta di copertina, sebbene siano molto diversi tra loro, si può fare una grande distinzione tra i racconti, dividendoli in tre grandi parti. Nella prima le storie richiamano il mondo delle fiabe con dei veri e propri riferimenti a quelle più conosciute, l’ambientazione quindi è completamente fantastica. Nella seconda parte le situazioni e i personaggi si fanno più reali, senza avere mai dei riferimenti spaziali e temporali ben definiti, rimandando sempre ad un’aurea onirica  che raggiunge il suo massimo livello nell’ultima parte in cui i racconti sono dei veri e propri sogni, lo stile dell’autore si fa più delicato, più leggero, è come se ci elevasse dalla vita terrena verso un mondo fatto di sensazioni, emozioni e riflessioni.
Nei dieci brevi racconti si susseguono protagonisti molto diversi tra loro, possiamo nobili, bambini, il Tempo, la Letteratura ma anche un piccolo seme e questa varietà si ritrova anche nelle tematiche affrontate, si parla di sogni, si aspirazioni, di amore, di relazioni, di paure, di ossessioni.

Non ho un nome, io sono il lago! Sono la freschezza del delirio, sono il gelo che intorpidisce i sensi, sono le onde che cullano i sogni impossibili. Abbracciami, Heather. Vuoi la libertà? Desideri volare via, nuotare lontana dalla vita che non riesci più a risalire? Abbracciami.

Estremamente particolare e che risulta elemento vincente è lo stile dell’autore. Semplice, diretto ma, allo stesso tempo elegante, raffinato, in grado di riuscire a far viaggiare con la fantasia nelle immagini che, di volta in volta, vengono plasmate, in un continuo scambio tra realtà e finzione. Soprattutto nella seconda e terza parte si nota una grande cura nella scelta delle parole, in questo modo si creano delle immagini molto evocative. 
Ma, proprio come accade quando sogniamo e non siamo liberi di decidere quale sia il finale più giusto o che più vorremo anche qui, Matteo Zanini, riesce ad essere tagliente e a non illuderci. Un esempio di questo aspetto è il primo racconto, Il ballo, in cui l’atmosfera da favola viene improvvisamente sconvolta e stravolta, o anche Eclissi in cui il finale è tra quelli che rimangono più impressi, perché più inaspettati.

Sognare di giorno è affacciarsi a una finestra per sentire sul viso il calore del sole, la frizzante carezza del vento, il profumo della rugiada che lentamente evapora, colmando l’aria del suo lieve aroma umido. Sognare di notte è un prezioso regalo buio donato dagli spiriti, la possibilità di tramutarsi in ombra impalpabile per mettersi alla scoperta di mondi incantati, è l’occasione di porsi in competizione con se stessi.

Al termine del libro, inoltre, ci sono delle illustrazioni di Ida Bianchi Molino, una per ogni racconto che, richiamando un po’ lo stile dell’autore, con colori tenui e chiare pennellate, ci accompagnano e completano la lettura.
Le Istantanee che scatta Matteo Zanini sono suggestive, magiche e proprio come sogni, sono in grado di regalare al lettore momenti di distacco dalla realtà.

La gente sogna, Violet, si nutre di sogni e grazie a loro trova la speranza di proseguire nel difficile scorrere dei sogni. Talvolta capita che questi si possano tramutare in orrendi, credibili incubi; ma anche gli incubi sono necessari al ritrovamento della luce.

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