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Recensione | L’uomo delle parole incrociate di Giorgio Spreafico

L’uomo delle parole incrociate
di Giorgio Spreafico

Editore: Teka Edizioni
Data di pubblicazione: 30 novembre 2018
Pagine: 336
Prezzo di copertina: 15.00€

Sinossi.
Quando in Italia nel 1925 esplose la moda delle Parole Incrociate, importata da America e Inghilterra, nessuno ricordò il gioco con quel nome proposto trentacinque anni prima su un giornale di Milano. Il suo autore fu scoperto solo nel 1960. Era il lecchese Giuseppe Airoldi, che dopo una fiammata di notorietà postuma tornò nell’ombra.
Questo libro – un romanzo ancorato a una ricerca storica – ha lui come protagonista, un personaggio ingiustamente dimenticato. Lo fa rivivere restituendogli il ruolo di spicco che ebbe a fine Ottocento tra i cultori della cosiddetta “arte di Edipo”. Lo racconta nella Lecco dei mercati e del porto, delle fiandre e delle officine, dei primi scioperi, delle battaglie tra garibaldini e cattolici, del nascente alpinismo e dei freschi echi manzionani, di Cermenati e Stoppani, di Ghislanzoni (il librettista dell’Aida di Verdi) e degli Scapigliati, dei compositori Ponchielli e Gomes.
La storia di Airoldi tesse però una tela che conduce lontano: a Torino, in Liguria, in Veneto, a Roma, Incrocia tanti dei migliori enigmografi italiani del tempo e diventa un viaggio tra sciarade, rebus, anagrammi e Parole Incrociate capaci di sfidare anche i lettori di oggi.
Recensione
L’uomo delle parole incrociate citato nel libro è Giuseppe Airoldi, impiegato comunale di Lecco che coltiva molte passioni tra le quali spicca l’enigmografia.
Tutto quello che gira intorno a questo mondo lo affascina, un uomo enigmatico che trova passione in tutto ciò che fa.
Il suo impeto lo porterà a prendere parte a numerose riviste che trattano questo argomento: poche pagine ricche di giochi in cui si mette a dura prova l’intelletto e l’intuizione del lettore. Gli stessi giochi che vengono riportati durante la lettura e che sfidano in ugual misura il lettore del libro stesso.
Molti sono gli insegnamenti che chi legge riesce a scorgere tra le pagine: nonostante infatti lo stile della narrazione rispecchi l’epoca in cui la storia è ambientata si possono comunque evidenziare situazioni e pensieri estremamente attuali.
Benché non riesca in ogni impresa che intraprende Giuseppe continua a coltivare costantemente i propri sogni, cercando di esprimere, con i giochi di parole, se stesso e il suo estro.
Ed è proprio la parola la vera protagonista del romanzo. Ogni dettaglio, ogni evento ruota intorno all’importanza delle parole, all’autenticità di un mondo alla quale tutti possono accedere senza nessuna esclusione.
“Ah, le parole! Non erano forse simili ai fanciulli nei cortili, per i quali non esisteva l’impossibile? Anche loro amavano stare insieme, tenersi per mano e inseguirsi, ridere e scherzare, allearsi o azzuffarsi, dire più bugie che verità, fare mucchio chiassoso oppure allungarsi in un disciplinato trenino, prendersi in giro e mettere il broncio, danzare e canticchiare, travestirsi per trarre in inganno o nascondersi solo per il piacere di farsi ritrovare, tenersi a turno in spalla, flettersi fin quasi a spezzarsi, correre e saltare, schierarsi da un lato e poi cambiar di posto rimescolando tutto daccapo.
Le parole! Le parole! Che care amiche, che dono meraviglioso fatto agli uomini!”

Le parole infatti sono come gli uomini: tutti differenti tra loro ma si intrecciano creando un mondo variopinto e variegato.
Tra sciarade, anagrammi e rebus Giuseppe vive una vita di stimolante eccitazione, alla ricerca di un progetto che lo realizzi come uomo ed esperto di giochi di parole.
La narrazione, non sempre contemporanea, è resa più fluida grazie ai capitoli brevi che riportano la data di ogni evento che il protagonista vive, una sorta di diario di vicessitudini e sentimenti 
I personaggi che compaiono e che circondano Giuseppe sono perlopiù uomini colti tanto quanto lui e ne condividono passioni e pensieri.
Molti sono inoltre i riferimenti a Lecco, sua città d’origine: attraverso originali similitudini le parole incrociate vengono paragonate agli elementi della natura lombarda.
Poi Giuseppe Airoldi spiegò:
<<Verticali, come le montagne.
Orizzontali, come il lago.>>

Ringrazio l’autore, Giorgio Spreafico, e la casa editrice, Teka Edizioni, per avermi dato l’opportunità di conoscere la storia di un uomo acuto e brillante.
Buona lettura!!

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