Recensioni

Il re ne comanda una di Stelio Mattioni



Il re ne comanda una
di Stelio Mattioni
Edizione: Cliquot, 2019
Recensione

La casa editrice scelta per questo mese per la btili reading challenge della Booktube Italia Legge Indipendete era la Cliquot, una piccola casa editrice romana. Una nuova piacevole scoperta grazie alla sfida di lettura.

A lasciarmi ispirare sul libro da scegliere è stato, nientepopodimeno che Italo Calvino. Mi sono infatti lasciata convincere da lui che descrive Stelio Mattioni con queste parole:
«Uno scrittore che mi pare del tutto eccezionale.Non somiglia a nessuno,ha un mondo fantastico proprio e di grande forza,
ed è misterioso sul serio, senza nessuna compiacenza fumistica.»

Non ci sono parole migliori rispetto a quelle di Calvino per descrivere la prosa di Mattioni, scrittore triestino le cui opere sono state pubblicate da metà degli anni ’50 fino al 2002.
Il re ne comanda una è stato pubblicato nel 1968 da Adelphi, la Cliquot gli ha ridato vita ripubblicandolo quest’anno, è infatti una delle loro ultime uscite.
La protagonista del romanzo è Tina che fugge da un marito alcolizzato e si rifugia, insieme alle sue due figlie Pupetta e Millina nella casa di Orlando, a cui Franco, marito di Tina, deve dei soldi.
La permanenza di Tina nella casa di Orlando non sarà così idilliaca come ci si potrebbe aspettare.
Insieme a Tina, pagina dopo pagina, conosciamo e prendiamo atto di quello che è in realtà la casa: un piccolo mondo a sé: Pittsburg l’uomo tutto fare, la direttrice, la vecchia, zio Massimo, i due figli di Orlando o meglio, Lui. Lui che tutti comanda e che tutti guida. La sua villa è un piccolo regno, infatti, in cui tutti, uomini e, soprattutto, donne, sembrano stare alle sue regole. Regole fatte di sguardi, di sotterfugi, di segreti. Regole dettate dall’attrazione verso una chiave. Grazie a questa chiave Lui riesce a giostrare tutte le relazioni all’interno della casa e a creare, così, un vero e proprio harem. 
L’aura di mistero riesce ad accompagnare il lettore dall’inizio alla fine del libro, l’arte di Mattioni sta proprio nel creare una costante sensazione di oscurità e, contemporaneamente, la curiosità di scoprire di più. Cercare di capire il perché di alcuni comportamenti, delle situazioni in cui si vengono a trovare i vari personaggi a cui non sempre si riesce a dare risposte immediate. 
Pubblicato nel ’68, il romanzo risente fortemente dei temi che animavano la cultura nel periodo in cui viene pubblicato. Ampio spazio viene dato alla figura femminile, alla libertà e ai diritti/doveri legati al matrimonio e pone l’attenzione sulla facilità da parte della società maschile, nella manipolazione 
Leggendo il libro mi sono venute in mente le atmosfere narrate da Shirley Jackson in L’incubo di Hill House, la descrizione della villa (che riporto in seguito) in qualche modo mi ha ricordato l’incipit del suo romanzo e l’aspetto più favolistico e fantastico mi ha ricordato le atmosfere narrate nei racconti che fanno parte de La boutique del mistero di Buzzati ma, non si può non concordare con Calvino che ritiene Mattioni uno scrittore del tutto originale impossibile da avvicinare a qualcun altro. Le ambientazioni, le atmosfere e i personaggi che riesce a disegnare sono originali, singolari, insoliti. Fantastici ma, allo stesso tempo, legati alla realtà e, per questo, in qualche modo, inquietanti. 
Una storia conturbante, coinvolgente, a volte claustrofobica, una storia di misteri, di tragedie ma, allo stesso tempo, con un tocco di magia tipica delle favole grottesche.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *