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Tu l’hai detto di Connie Palmen

Tu l’hai detto
di Connie Plamen
Traduzione: Claudia Cozzi e Claudia Di Palermo
Prima edizione: Aprile 2018
Pagine: 256
Prezzo di copertina: € 17,00
Recensione

Di una donna che invece di baciarti ti morde avrei dovuto capire che per lei amare qualcuno equivaleva a combatterlo. […] Chi inizia così un amore sa che vi si cela un cuore di violenza e distruzione. Finché non sopraggiunge la morte. Uno di noi era spacciato fin dall’inizio.
Era o lei o io.

La lettura, lo scorso anno, de La campana di vetro si è rivelata una vera e propria scoperta. Avevo solo sentito nominare Sylvia Plath ma è bastato fare qualche veloce ricerca per intuire subito come venisse sempre accostata alla sua vicenda personale. Il romanzo stesso, l’unico tra le sue opere, è considerato dalla critica e da lei stessa, un racconto semiautobiografico di quello che ha vissuto personalmente. 
Il suicidio della scrittrice, avvenuto l’11 Febbraio 1963, pone un’aura di mistero e, allo stesso tempo, di fascino attorno alla sua vita legata indissolubilmente a Ted Hughes, suo marito.
Non è difficile avere all’inizio un’impressione di Ted non proprio positiva. È stato accusato, per molto tempo, di essere lui l’artefice di tutto, dipinto come uomo insensibile, infedele, fedifrago. Il suo comportamento è stato considerato ancora più ambiguo dopo la distruzione, per mano sua, di una parte dei diari di Sylvia Plath.
Ed è proprio leggendo i suoi diari che, in qualche modo, la visione verso quest’uomo inizia a cambiare. 
Dopo tutte le accuse, Connie Palmen con Tu l’hai detto vuole dare voce proprio a Ted Hughes. 
L’amore che lega Ted a Sylvia è, fin dal primo momento, travolgente, estremamente coinvolgente ed avvolgente. Fin dal loro primo incontro si crea tra loro un legame inscindibile. I tormenti di Sylvia sono anche i tormenti di Ted, le paure di Sylvia diventano anche le paure di Ted, la vita di Sylvia è la vita di Ted, la morte di Sylvia è la morte di Ted.
Il racconto di Ted è la narrazione della loro storia dal suo punto di vista, dal loro primo incontro fino ai giorni dopo la sua morte anche se quest’ultima parte risulta molto più approssimativa.
La presenza di Sylvia nella sua vita è talmente importante che risulta sempre lei la protagonista dei suoi racconti, tutte le loro decisioni dipendono, in qualche modo, da lei. 
Leggiamo quindi delle difficoltà che hanno come se fossero una coppia come molte altre. L’aspetto più importante che li avvicina è la passione per la scrittura, passione che spesso diventa tormento ed ossessione. Vorrebbero vivere entrambi grazie alla scrittura ma non è così semplice riuscire ad emergere, le difficoltà raddoppiano quindi, prima uno e poi l’altra hanno bisogno di trovare altre occupazione per riuscire ad andare avanti. Vengono descritte quindi le difficoltà economiche ma anche di adattamento, visti i numerosi traslochi tra Inghilterra ed America, ma anche i difficili rapporti con le rispettive famiglie, determinante il rapporto che Sylvia ha con la madre di cui è quasi succube. Tutti i problemi e le avversità nel riuscire ad avere un bambino e tutte le difficoltà dopo l’essere riusciti a diventare genitori. La quotidianità ed il tempo che passa vengono sempre accompagnati da un senso di angoscia, di tormento. E Ted e Sylvia sono costantemente messi alla prova dai demoni che, puntualmente, arrivano a far visita alla scrittrice, quindi allo scrittore.
La scrittura di Connie Palmente è estremamente travolgente. Non viene utilizzata la divisione in capitoli, la narrazione viene semplicemente divisa in paragrafi. Il risultato è che sembra di leggere una lunga confessione ininterrotta. Ted si apre con il lettore e butta fuori tutto quello che, in tutti questi anni, non è riuscito a raccontare perché sempre additato come la causa della terribile tragedia che ha colpito Sylvia Plath. Entriamo nella sua anima, nei suoi pensieri più reconditi. 
Ma l’intento della Plamen non è certo quello di prendere le sue difese. Tanti sono i misteri che aleggiano attorno al suo personaggio, anche la sua seconda moglie si suiciderà, così come il figlio, Nicholas, avuto con Sylvia. Quello che è sicuramente comprensibile avvicinandosi ai Diari è che vivere accanto ad una personalità come quella di Sylvia Plath deve essere stato tutt’altro che semplice.
 Al giorno d’oggi, con la morte di Hughes avvenuta nel 1998 e la distruzione dei Diari della Plath, è quasi impossibile scovare la verità e non sarebbe, in ogni caso possibile avvicinarvisi visto che i segreti più intimi rimarranno per sempre tra Sylvia e Ted.
Forse solo nel 2023 riusciremo a scoprire qualcosa in più a riguardo quando una scatola ancora sigillata portata personalmente da Hughes in Georgia potrà essere aperta.

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