Recensioni

Devora di Franco Buso

 
Editore: independently pulished
Data di pubblicazione: 30 novembre 2018
Pagine: 364
Prezzo di copertina: 10.40€
Sinossi.
Parigi, 1314. Presso la cattedrale di Notre-Dame è allestita una pira e la folla si accalca, bramosa di assistere allo spettacolo: l’ultimo Maestro dei Cavalieri Templari sta per essere mandato al rogo. L’uomo sale sulla legna accatastata, il boia appicca il fuoco, le fiamme si levano. Ma un istante prima che lo avvolgano, il Maestro lancia una fiera invettiva contro il re Filippo IV il Bello, che ha voluto la sua fine. E una cupa profezia: il destino del sovrano è segnato, così come quello del papa e della stessa Chiesa, che tra settecento anni cesserà di esistere.
La folla è sbigottita. Solo una ragazza dai magnifici occhi color oro sembra credere per prima alle parole del Templare. Quella ragazza, che osserva il rogo silenziosa, ha il dono della chiaroveggenza.
Tutto era iniziato molto prima della sua nascita, quando sua madre, nata in Palestina, era rimasta orfana a seguito dello sterminio della sua famiglia da parte dei Mamelucchi. Ed era stata punta da uno scorpione del deserto, il cui veleno è in grado di compiere miracoli…
In un affascinante romanzo, i cui protagonisti sono legati da fili invisibili sempre più connessi, il viaggio di due donne eccezionali attraverso luoghi remoti ed epoche lontane. Ma più vicine di quanto non si creda: il gran finale vi lascerà senza fiato.
Recensione
Il 18 marzo 1312, nei pressi della maestosa cattedrale di Notre-Dame de Paris Jacques de Molay, ultimo Maestro dell’Ordine dei Templari, per ordine del re Filippo IV il Bello viene messo al rogo e bruciato vivo non prima di aver lanciato un’invettiva contro i massimi esponenti del potere, una tremenda profezia che vedrà la fine di più epoche.
Alla scena partecipa una giovane ragazza dagli occhi color oro: il suo nome è Devora e la sua storia inizia da molto lontano.
Nel lontano marzo 1288, a Gerusalemme, una famiglia viene sterminata dai Mamelucchi e l’unica sopravvissuta alla terribile strade è la giovane Miriam.
Divenuta orfana la bambina viene adottata dalla famiglia di Eleazar. Ma durante il viaggio verso Acri, nel Deserto di Giuda viene punta da uno scorpione del deserto che le dona un caratteristico colore agli occhi e un potere davvero inaspettato, la chiaroveggenza.
Miriam con l’amata sorella acquisita, Jochebed, vivono la loro vita ordinaria al servizio del conte Molay come inservienti ma acquistano fin da subito, grazie alla loro dolcezza e alla loro buona volontà, la sua stima ed il suo affetto.
La vita di Miriam è fatta di amore ma non mancano gli eventi dolorosi…
Un giorno, a Gerusalemme, voi avete avuto compassione di una bimba disperata e piangente e l’avete presa con voi per ridarle la gioia di vivere, e proprio tu, Jochebed, hai voluto prenderti cura di me, accettandomi con spontanea naturalezza come sorella minore. Riconoscevo la tua voce tra tante, la cadenza dei tuoi passi anche quando non ti vedevo, avevo imparato a percepire il tuo umore semplicemente osservando le tue piccole gestualità quotidiane e a leggere il tuo sguardo.
[…] So che pensavi a quella puntura di scorpione nel deserto di Giuda, e anch’io ci pensavo. Ma non ne abbiamo mai parlato. Tu perché ti sembrava troppo assurdo, e io… più o meno per lo stesso motivo. In effetti avevo avuto la sensazione che qualche cosa in me fosse cambiato, ma se non sapevo descrivere quei cambiamenti nemmeno a me stessa tanto meno sarei stata in grado di descriverli a te. Ma tu, dove ti trovi adesso, forse hai capito tutto e chissà, un giorno troverai il modo per parlarmene, magari in sogno…
 
E sono proprio quegli occhi, dal colore così intenso e particolare, il tratto distintivo di Miriam. Il potere che ne è derivato ha portato con sé molte consapevolezze ma anche domande a cui non esiste una risposta ben definita.
La ragazza, dal carattere dolce e mite, oltre ad intraprendere un viaggio per le strade di un mondo confuso e crudele si imbarca in un vero e proprio viaggio interiore, alla scoperta dei propri limiti tra rischi e speranze.
Durante il suo cammino incontrerà molti personaggi che saranno il motore della sua vita. Acri, Cipro, Venezia, Parigi…solo alcune delle tappe che la vedranno crescere ed evolvere, tra desideri e curiosità.
Ogni tappa sarà per Miriam una possibilità, l’occasione che aspetta da sempre. Fino ad arrivare alla nascita di sua figlia, Devora.
Una volta tempo addietro, Caterina le aveva chiesto – dando per scontato che così fosse – se sperava in una maschietto.
<<Non sarà un maschietto>> aveva risposto Miriam. <<Sarà una femmina.>>
<<Sembri così sicura…>>
<<Lo sono>>
<<Ma da cosa lo capisci?>>
<<Lo so e basta.>>
Le aveva sorriso per farle capire che non intendeva essere reticente, e nemmeno troncare il discorso, ma non aveva nessuna spiegazione plausibile.
<<Magari hai anche già pensato a un nome…>>
<<Devora. Lei si chiama Devora>> aveva dichiarato, e si era appoggiata una mano sul ventre.
Non ha detto “si chiamerà”, ha detto “si chiama”, come se fosse una creatura già esistente, aveva pensato Caterina. A sua volta aveva posto con tenerezza la propria mano sul ventre dell’amica e poi l’aveva abbracciata.
 
In un periodo storico così avvincente quanto affascinante come quello che ha visto come protagonisti i Templari, Miriam e Devora, due donne forti e coraggiose, sono il simbolo di nuova speranza.
Le due donne condividono gli stessi occhi, gli stessi poteri, lo stesso animo puro.
Donne coraggiose, indipendenti e fiere che hanno fatto della loro vita una missione di possibilità e giustizia.
Tra storia, mistero, magia, leggende, e fantasia la storia raccontata in Devora lascia il lettore stupito e incuriosito su quale sarà l’epilogo finale.
Attraverso una narrazione semplice ma avvincente l’autore riesce a coinvolgere ed emozionare senza lasciare nulla al caso.
Ringrazio l’autore, Franco Buso, per avermi dato la possibilità di fare la conoscenza di queste due grandi donne.
Buona lettura!
Debora
 

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