Recensioni

Pink Future di Michele Botton


Data di pubblicazione: 2019 (nuova edizione)
Editore: Youcanprint
Pagine: 271
Prezzo di copertina: 12.00€

Sinossi: In un futuro distopico, dove il 90% del potere politico, economico e sociale è in mano alla donne, l’uomo è relegato a un ruolo di secondo piano. I viaggi nel tempo però sono una realtà. Una realtà inutile purtroppo, in quanto il passato è già scritto e immutabile. Dai giorni nostri Johan Sawyer si ritrova catapultato in questo futuro. Braccato dal Comitato di tutela temporale riuscirà Johan a ritornare nel proprio tempo? Scoprirà che cercare di farsi beffe del destino può essere molto, molto pericoloso…

Recensione

Nel 2074 il "Virus di Re Erode", così l'avevano battezzato i media, si diffuse. Si suppone fosse stato creato in laboratorio e sparso da fondamentaliste neo-femministe, questo virus, con tasso di mortalità altissimo, colpiva solo gli esseri umani dotati di cromosoma Y. Era una letale arma anti-uomo. Nei due anni che intercorsero dalla sua "accidentalr" diffusione alla creazione di un vaccino la popolazione maschile mondiale si ridusse di olter il sessantacinque per cento. Le stime parlavano di due miliardi e seicento milioni di morti. Un'ecatombe. La più grande della storia. 

La crisi economica globale di inizio ventunesimo secolo ebbe il suo apice verso il 2020, la situazione era divenuta ormai insostenibile, tagli all'istruzione e alla sanità risultavano inutili di fronte a un malgoverno diffuso e atti solo al proprio tornaconto personale.

Quando, qualche mese fa, ho letto questo libro, mai avrei pensato di parlarvene in piena pandemia mondiale. Capite bene come rileggere questi passi dia altre sensazioni e rende questa realtà, tipicamente distopica, un po’ meno immaginaria. Ma cerchiamo di essere meno catastrofici possibili e concentriamoci sul libro.

La società raccontata in Pink Future è in mano alle donne che hanno poteri politici, economici e sociali (sì, lo so, adesso arrivo alla parte meno catastrofica). La piaga dell’inquinamento non esiste più, il livello della criminalità è bassissimo, si punta al rilancio delle attività legate ai prodotti agricoli e manifatturieri ma i settori in crescita sono quelli della cura della persona e la chirurgia estetica.
È in questa ambientazione che prendono il via le vicende narrate, vicende che hanno luogo nel 2114 e nel 2012 questo perché il punto centrale che dà il via alla narrazione sono i viaggi nel tempo. Ma il CTT, comitato di tutela temporale, controlla i viaggi temporali e, soprattutto, cerca di evitare i cronofurti.

Tutto questo non ferma Andrew Brown, un cronologo amante e collezionista di libri antichi. La passione è così forte che, nonostante tutto, organizza in tutta segretezza un furto.
Galeotto fu il libro, è proprio il caso di dirlo visto che “Le ricette di chi si è dimenticato di fare la spesa”, questo il titolo, si trova in uno degli scaffali della biblioteca in cui lavora il giovane Johan Sawyer. Andrew e Johan, per l’imprevedibilità del caso, sono destinati ad incontrarsi: il giovane bibliotecario si ritrova letteralmente catapultato nel futuro.
Quello che accade subito è facilmente intuibile: dopo un primo momento iniziale di smarrimento, sia da parte di Andrew ma, ancor di più, da parte di Johan, la cosa fondamentale è riuscire a trovare un modo per rispedire indietro Johan. Non sarà facile, tutte le accortezze nell’organizzare il piano non sono bastate a far fronte a questa inaspettata piega degli eventi e, come se non bastasse, viene scoperto.
Da questo momento la narrazione, inizialmente più descrittiva e introduttiva, si fa più movimentata ed avvincente grazie anche all’introduzione di nuovi personaggi che permettono maggiori intrecci narrativi, prima fra tutti Zoe, agente del CTT.
Con l’avanzare del racconto il ritmo si fa più incalzante, ci sono delle certezze che i protagonisti hanno ma scoprire come e se si realizzeranno è la curiosità che ci guida durante la lettura.

La narrazione viene portata avanti su due piani: quello dei protagonisti che cercano un modo per fuggire e per cercare un modo per riportare indietro Johan e, nel frattempo, una volta scoperti, fuggire dal CTT e le ricerche stesse da parte del comitato, dirette da Zoe, rendendo così maggiore il coinvolgimento da parte del lettore.

Seguiamo la fuga dei protagonisti e nel frattempo conosciamo la realtà che li circonda. Gli occhi di Johan, estraneo a questo mondo, sono i nostri occhi, un mondo sì libero dall’inquinamento ma anche molto tecnologico, migliore rispetto a tanti elementi ma, come qualsiasi società, con i suoi punti deboli.
Il libro offre diversi punti di riflessione su diversi temi: l’ambiente, lo sviluppo tecnologico, il peso dato alla chirurgia estetica, argomenti che però vengono poco sviscerati. Viene scattata una fotografia di questo possibile mondo tra un secolo e ci vengono date alcune informazioni “storiche” del perché sia stata raggiunta questa situazione, i momenti principali che hanno portato a questi cambiamenti ma il libro tende a dare ampio spazio alla narrazione dei fatti veri e propri. Anche l’aspetto legato ai diritti acquisiti dalle donne e al loro ruolo, non è così predominante nonostante il titolo punti parecchio a questo elemento. Ma lascio parlare l’autore stesso che in una nota in fondo al libro ci parla di questa nuova edizione (la prima è del 2015):

Prendere quella che sono ancora convinto fosse un’ottima idea e buona storia e approfondirla, smontarla e rimontarla per renderla adatta al me stesso di oggi. Sarebbe stata un’impresa molto dispendiosa in termini di tempo però. Mi sono quindi fermato a riflettere su quali fossero gli obiettivi che mi ero prefissato sette anni fa con Pink Future. Volevo una scrittura semplice e veloce adatta a tutti, puro intrattenimento che divertisse il lettore e che non lasciasse, come fanno molti romanzi di fantascienza contemporanei, quel retrogusto pretenzioso da élite illuminata. A quel punto tutto mi è parso più facile, ho imparato di nuovo dal me stesso del passato a essere diretto ed essenziale con l’esperienza del me stesso di oggi ho reso la scrittura di questo romanzo ancora più immediata e snella. Più ritmo, più velocità, pochissimi orpelli inutili. Il risultato mi soddisfa, è imperfetto certo, ma è anche lo specchio dei miei gusti.”

Non avrei saputo dirlo meglio. Leggo horror raramente e tempo fa ho letto Hotel Mezzanotte, sempre di Michele (qui la recensione di mia sorella) e ho divorato in poco tempo tutti i racconti. Probabilmente, se non avessi letto questo non avrei accettato la nuova proposta di Michele perché non leggo mai fantascienza. Ma, come dice l’autore stesso, ha qualcosa di diverso rispetto ai libri dello stesso genere. La lettura è molto coinvolgente sia per i fatti narrati, per il ritmo incalzante, sia per il linguaggio e per lo stile di scrittura semplice, lineare, dritta al punto e ricca di dialoghi.

È un libro quindi che riesce ad essere apprezzato sia da chi sguazza nel mondo della distopia/fantascienza ma anche da chi, come me, ne rimane sempre un po’ distante; da chi, in questo periodo è in cerca di storie a tema “virus” ma soprattutto da chi ha voglia di storie che riescano a coinvolgere e allontanarci da questa realtà.

Gioia

L’autore. Michele Botton – Nato e cresciuto a Piove di Sacco, in provincia di Padova.
Pubblicazioni: nel 2015 il romanzo “Pink Future”, qui in versione riveduta e corretta; nel 2017 l’antologia di racconti horror “Hotel Mezzanotte” per Lettere Animate Editore. Nel 2020 uscirà per Becco Giallo Editore la sua prima graphic novel.

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