Recensioni

Giro di vite di Henry James

Titolo originale: The Turn of the Screw
Edizione: Einaudi, 2014
Traduzione: Fausta Cialente

Giro di vite è un romanzo breve pubblicato per la prima volta, a puntate, nel 1898. La storia si ispira alla letteratura gotica, si ritrovano facilmente gli elementi tipici del genere: ambientazioni cupe, personaggi che nascondono dei misteri, elementi soprannaturali ed elementi che richiamano la morte ed il male. È anche una storia di fantasmi ed è per questo che possiamo inserirla anche nel genere dell’orrore.

James inizia a scrivere poco più che ventenne e la sua produzione letteraria è molto ampia. La grande svolta che le sue opere danno al romanzo moderno è la maggiore attenzione al punto di vista soggettivo della storia. E si discosta da questo anche Giro di vite che, grazie ad un’espediente, viene raccontato in prima persona dalla protagonista.

Il racconto si apre infatti con un gruppo di amici che si riuniscono davanti ad un focolare condividendo storie. Douglas, l’unico di cui sappiamo il nome, vuole narrare la vicenda di un’istitutrice che avrebbe conosciuto. Miss Giddens arriva a Bly, una tenuta di campagna, dopo aver accettato il lavoro come istitutrice, appunto, da parte di un uomo ricco. L’unica clausola da rispettare è quella di non coinvolgerlo in alcun modo nella gestione della tenuta e nell’educazione dei due bambini. Flora e Miles sono i due piccoli protagonisti della storia che assumono fin da subito un ruolo rilevante. Sono orfani e appena entrano in contatto con la nuova istitutrice, riescono, in qualche modo, a catturarla. Dopo una minima diffidenza da parte della bambina, la dolcezza e il garbo della piccola conquistano subito la giovane ma anche con Miles, a dispetto delle aspettative, l’affabilità e la cordialità del ragazzo la colpiscono subito. Tutto sembra procedere per il meglio ma la serenità della tenuta e della nuova arrivata, è messa presto in pericolo.

L’istitutrice inizia a notare delle strane presenze: un uomo prima ed una donna , ed è subito evidente che c’è qualcosa di maligno in loro. Grazie alla signora Grose, la governante, viene a conoscenza della storia di Peter Quint e della signorina Jessel, rispettivamente il maggiordomo e l’istitutrice. La descrizione delle due strane presenze a che assomigliano molto alla descrizione che ne fa miss Giddens. Niente di strano se non fosse che entrambi sono morti.

Se la presenza d’un bambino dà effettivamente un altro giro di vite, che ne direste di due bambini?

Ciò che, senza ombra di dubbio, rende inquietante la storia sono i due ragazzi. Come afferma il gruppo riunito all’inizio del racconto, le storie sono sempre più angoscianti quando c’è di mezzo un piccolo protagonista, figuriamoci se sono due. E se i due sono Flora e Miles! Con il tempo in miss Giddens la sensazione che ci sia qualcosa di anormale nelle loro personalità si fa sempre più forte.
Ma al di là di strani comportamenti dei bambini, delle apparizioni e dei fantasmi, la vera protagonista del racconto è l’ambiguità.

Proprio come la contrapposizione tra realtà e irrazionalità non si può dare una interpretazione univoca della storia, ci sono elementi che volutamente sono omessi dall’autore e che lasciano libera interpretazione al lettore. Non esiste una sola verità, ogni protagonista ha la propria. Cosa è successo prima dell’arrivo di miss Giddens a Bly? E cosa succede veramente all’interno della tenuta? I ragazzi riescono a vedere i fantasmi? È tutta un’estensione della mente dell’istitutrice? Il passato dei ragazzi ci è ignoto, non sappiamo il perché lo zio voglia essere estraneo a quello che accade ai nipoti. Non c’è una risposta diretta che possiamo individuare nella narrazione. I rapporti stessi tra i protagonisti non sono così chiari, risultando in alcuni momenti davvero molto ambigui ma mai espliciti. E sempre in quest’ottica si inseriscono il comportamento e la personalità della protagonista. È l’unica di cui abbiamo conoscenza psicologica ma non si riesce a definire la sua personalità.

Nonostante questo, la percezione che si ha a fine lettura non è però quella di aver letto qualcosa di incompleto. Tutta la confusione che si crea durante la narrazione rappresenta, in qualche modo, lo smarrimento che si ha in prova quando si ha a che fare con il male, con la sua comparsa e con le nostre sensazioni devono farci i conti.

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