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Dante e la tartaruga di Vincenzo Spinelli

Editore: Il Seme Bianco
Data di pubblicazione: 20 novembre 2019
Pagine: 127
Prezzo di copertina: 12,90€

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Sinossi.
Dante e la Tartaruga è la storia contemporanea (e folle) di due innamorati che vivono nella periferia bolognese. Stanchi di condurre un’esistenza ai margini della società ed esausti di vacillare perennemente sulla soglia della povertà, decidono di commettere un omicidio per appropriarsi del patrimonio della ricca e odiosa signora Scalpini, così da poter poi rilevare la libreria Shakespeare and Company di Parigi. Il protagonista, Dante Chitano, da anni sogna di fare lo scrittore ed Elena Bugetti vorrebbe soltanto vivere serenamente insieme a lui. Riusciranno, al termine di questa avventura surreale e rocambolesca, a coronare i loro sogni?

Dante Chitano e Elena Bugatti vivono nella periferia bolognese.
All’apparenza Dante e Elena sono una coppia ordinaria, come tante della loro età attraversano momenti di crisi alternati ad attimi di intensa passione.
Ma i due, stufi di vivere una vita ordinaria, senza arte né parte, decidono di organizzare un omicidio.

Dante sogna di diventare un’affermato scrittore, mentre Elena lavora come collaboratrice domestica presso la signora Scalpini. O meglio…come sua schiava!
Si perché la crudeltà della signora Scalpini è ben nota: tutte le faccende devono essere svolte impeccabilmente senza nessun errore nel minor tempo possibile. Elena vive nel terrore costante di essere licenziata; lei che deve portare avanti la baracca, pagare affitto, bollette…mentre Dante sogna ad occhi aperti!
Si perché mentre la sua amabile compagna affronta ogni giorno gli insulti di una vecchia signora senza scrupoli, Dante passa le sue giornate conversando con uomini illustri del calibro di Edgar Allan Poe, Socrate, Dostoevskij (Dosto, per gli amici!) e tanti altri.

Ed è proprio durante una di queste chiacchierate che arriva il lampo di genio! Perché non uccidere la perfida vecchietta, sola e senza eredi, per appropriarsi del suo patrimonio così da rilevare la celebre libreria Shakespeare and Company a Parigi e realizzare finalmente il sogno di una vita?
Quello che serve è solo un piano perfetto, organizzato nei minimi dettagli, niente deve essere lasciato al caso!

[…] Le ripeto la locuzione latina “Mors tua vita mea” o la frase “La violenza è l’antenato di tutti i valori del mondo” come fossero titoli di preghiere, le cito Socrate, Spartaco e Giordano Bruno, uccisi ingiustamente soltanto perché la pensavano in modo diverso, poi paragonano la morte di uno di loro con la morte della vecchia, e provo a farle notare che guardando la cosa da un punto di vista assolutamente distaccato come quello storico, non si può non accettare il fatto che la vecchia è per niente rilevante. Se non per noi.

Dante e la tartaruga è una lettura divertente ed ironica, sfrontata e avvincente, ma anche ricca di spunti di riflessione.
La storia è uno spaccato estremamente reale della società moderna: i due protagonisti, stanchi di vivere ai margini, sono l’emblema della frustrazione di non riuscire mai a realizzare i propri sogni, per sfortuna o incapacità, e vivono una costante voglia di riscatto verso una vita ingiusta e crudele.
Tutti i personaggi della storia sono ben tratteggiati, unici nella loro particolarità, reali nella loro perfetta imperfezione.

La scrittura, unica consolazione nella vita di Dante, è l’arma per non sprofondare in un baratro di desolazione e sconforto, la luce al termine di un tunnel che appare infinito e che, giorno dopo giorno, lo ingloba in un turbine di pensieri in costante cambiamento.

E solo con l’esperienza maturata nel tempo ho imparato che un bravo scrittore lo si riconosce dalla faccia.
Gli scarsi si riconoscono subito, così come i geni.
Il volto di Dosto, si vede che è un cazzo di genio, come quello di Twain o di Beckett, uguale. E Checov? Trasmette genialità solo a guardarlo. Il volto di Kafka è un po’ anomalo, anche se dietro all’aria da sfigato non si può non notare anche l’aura del genio. Si vede che ce l’ha. E Pirandello? A me fa pensare a Dio, un po’ imbronciato, irriverente, misterioso, ma forse perché porto con me una sua foto nel portafogli, a mò di santino.

Tantissime sono le citazioni e i riferimenti letterari, musicali e di tutto il mondo dell’arte che denotano una grande cultura dell’autore che, attraverso l’utilizzo di uno stile fluido ed estremamente scorrevole e una scrittura esplicita e provocatoria, coinvolge, incuriosisce e ammalia il lettore.

Ringrazio l’autore, Vincenzo Spinelli, per avermi dato l’opportunità di leggere il suo lavoro.

Buona lettura!

L’autore.
Vincenzo Spinelli, nato a Como nel 1985, corriere di giorno e scrittore di notte, amante della letteratura surrealista, satirica, dell’assurdo, nel 2016, al Salone Internazionale del libro di Torino, nell’ambito del concorso 88.88 indetto dall’associazione culturale YOWRAS, riceve una menzione per il racconto “In bilico vacillo su un mio capello perso sul cuscino”.
Da lì ha iniziato a scrivere.

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