Recensioni

Il registratore di sogni di Mariam Tarkeshi

Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 300
Genere: Narrativa Young Adult

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Chi non ha mai desiderato, almeno una volta, di poter rivedere un sogno fatto mentre si dorme? A Nico, del tutto inaspettatamente, viene offerta questa possibilità.
Nel giorno del funerale di suo nonno, il ragazzo scopre che l’eredità lasciatagli da suo nonno si trova in una scatola: un registratore di sogni.
Nicolò, probabilmente per l’apatia che lo caratterizza, non si sofferma tanto su quanto di originale ci sia in quello strano oggetto ma, non pensa ad altro provare a guadagnare, vendendolo.
L’incontro con un’anziana signora sarà per lui decisivo. Viola Guerrini si presenta a casa di Nico, il ragazzo appare da subito sorpreso. Viola è un’amica di suo nonno e conosce fin troppo bene il registratore.

I sogni molto frequentemente esprimono ricordi e conoscenza che il soggetto da sveglio è ignaro di possedere.” Scriveva così Freud nella sua opera L’interpretazione dei sogni. Non possiamo controllare i sogni che facciamo mentre dormiamo. Viola mette subito in guardia Nico dall’utilizzo del registratore dei sogni, non sempre è bene ricordare. Il sogno nasce dal nostro subconscio e spesso si nutre dei ricordi che preferiamo accantonare nelle nostre parti più oscure. Nico però non tarderà a rendersi conto e a toccare con le proprie mani gli avvertimenti di Viola.

Il registratore di sogni è un romanzo Young Adult. I personaggi principali, partendo dal protagonista stanno per diplomarsi e si ritrovano in quell’età in cui regna, anche tra le persone più sicure, l’incertezza sulle scelte che condizioneranno il futuro.
Non riesce a capire perché suo nonno abbia scelto lui. Infatti, in casa, l’esempio di Elia, fratello maggiore che ha deciso di andare via di casa per coronare il desiderio di diventare medico, si scontra con la personalità di Nico. Nessun hobby, pochi amici, nessuna scelta su come proseguire la sua vita dopo il diploma.

Non lo so, vorrei dirle, non lo so come faccio a non essere curioso, come faccio a non avere un interesse al mondo, quando tutti alla mia età sembrano così pieni di sogni e ambizioni e speranze per il futuro. Non lo so quand’è che, mentre tutti correvano verso il loro orizzonte rosato, io mi sono fermato e mi sono guardato indietro, e lì sono rimasto.

Nico riesce però a rendersi conto di cosa gli sia capitato per le mani soltanto nel momento in cui lo vede in azione e ancora di più quando si capisce che il suo utilizzo può avere gravi conseguenze.

La mente umana è pericolosa, quando non è imbrigliata. Ed è proprio ciò che il nostro sistema mnemonico cerca di fare: imbrigliarla. Parlano tutti di come la nostra memoria sia imperfetta, di come i nostri ricordi siano sbagliati e imprecisi, ma è l’opposto. O almeno è questo che credeva tuo nonno.

Sono molti i temi che vengono affrontati nel romanzo, legati principalmente al mondo dell’adolescenza: amicizia, amore, il coraggio e, allo stesso tempo, la paura delle decisioni. Ma le varie sfaccettature dei personaggi si rispecchiano anche nelle sfumature che vengono districate all’interno della narrazione e che vedono al centro i personaggi.

Io in questo momento sono troppo occupato a rimuginare sui ricordi, e sul perché facciano sempre così male. Vorrei riuscire a spiegarmelo. Spiegarmi come sia possibile che il presente riesca a trasformare ricordi felici in ricordi tristi e come riesca a migliorare neanche di un filo i ricordi che facevano già schifo.

Tra gli elementi che contribuiscono a rendere originale Il registratore di sogni, c’è la cura e l’attenzione posta nella costruzione e caratterizzazione dei personaggi. Ognuno ha la propria personalità e un modo diverso di affrontare la situazione. I protagonisti, in particolare, subiranno un cambiamento graduale e questa gradualità è tangibile durante la lettura nei loro comportamenti.

Quella raccontata ne Il registratore di sogni, non si limita ad essere una semplice storia adolescenziale. Con il procedere della narrazione il coinvolgimento è in crescendo. Questo dipende da diversi fattori.

  • L’utilizzo della prima persona e il punto di vista di Nico, riesce a creare un legame con il protagonista, nonostante il suo particolare carattere (in più di qualche occasione viene voglia di entrare nelle pagine e prenderlo per le spalle per dargli una smossa).
  • Lo stile narrativo, uno stile diretto ricco però di umorismo, un umorismo tagliente e talvolta cinico. Si parla di tanti temi, alcuni difficili da affrontare, ma con leggerezza (ma mai con superficialità!). In questo modo Mariam riesce a far riflettere senza mai appesantire i discorsi, tanto meno la lettura.
  • L’intreccio narrativo caratterizzato da numerosi colpi di scena. Sono stata invitata a partecipare dall’autrice stessa alla lettura del romanzo in compagnia di altri “colleghi lettori” e ho avuto modo già di dirle che non guarda in faccia niente e nessuno. Qualcuno ha aggiunto “Sei spietata!” Il bello della narrazione è proprio il non dare niente e nessuno per scontato. Quando stiamo per farci una possibile idea su come si possa evolvere una situazione, ecco che dietro l’angolo ci aspetta il colpo di scena con ci aspettiamo. Rendendo così la lettura per niente banale, continuando a tenere sulle spine il lettore fino alla fine.


Gioia

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