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Ofelia di Francesca Sartori

Editore: Bertoni Editore
Data di pubblicazione: ottobre 2020
Pagine: 263
Prezzo di copertina: 16.00€

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Sinossi.
È il 1967. Antonio Moro ha svolto per anni la professione di pittore, ma ora è ricoverato presso l’Ospedale psichiatrico di Venezia con la diagnosi di schizofrenia. La dottoressa Elisabetta Rossetti, attratta dalla sua storia, si siede ogni giorno accanto a lui e ascolta i suoi racconti. Per conoscere le ragioni che lo hanno condotto alla pazzia, è necessario tornare indietro di qualche anno. Anni Sessanta. Antonio è soprannominato “il pittore pazzo di Venezia”. La gente lo teme, perché a causa del tragico annegamento di sua sorella, è costantemente ossessionato dall’immagine di una donna che affoga. È, quindi, alla disperata ricerca di una modella per realizzare il suo quadro: Ofelia. È il 1964. La sua vita sembra irrimediabilmente giunta sull’orlo di un abisso, fino al giorno dell’incontro con una bella ragazza veneziana: Agnese Cozzi. La giovane non è spaventata dai suoi comportamenti e si avvicina a lui senza paura. I due iniziano una relazione, ma presto la loro storia si trasforma in un amore malato, in cui non è più possibile distinguere il confine fra bene e male, arte e pazzia, amore e ossessione… vita e morte. Ofelia smette di essere un personaggio teatrale e diventa un incubo reale, che sconvolge completamente la vita dei protagonisti e di chi li circonda.

E’ il 1967 e il lettore si trova catapultato nell’Ospedale psichiatrico provinciale di Venezia dove la psicoanalista Elisabetta Rossetti sta cercando in ogni modo, attratta da empatia e curiosità, di avvicinarsi al suo paziente, Antonio Moro, così schivo e reticente nel raccontare la sua storia.

Antonio Moro, una figura così affascinante quanto tormentata, “il pittore pazzo di Venezia” si trova, pian piano, ad aprire le pagine del proprio cuore, a tirar fuori tutto quello che vi è nascosto: paure, disperazioni, inquietudini…

E’ il 1964.
La gente teme la figura di Antonio ossessionato dal personaggio di Ofelia, una donna che affoga, distrutta, che dovrà essere la protagonista del suo quadro.
Già perché Antonio è un pittore.
Incerto, titubante, a tratti istintivo, col cuore rotto.
L’uomo è angustiato e afflitto dai sensi di colpa per la perdita della sorella Rachele, anch’essa morta per annegamento della quale chiunque lo ritiene colpevole.
Tutti, tranne Stefano Simpati, marito di Rachele.
Stefano non ha mai abbandonato suo cognato. E lo ha fatto a suo modo: lo ha sorretto, incoraggiato a terminare tutte le tele lasciate incompiute, lo ha incitato e istigato.

E’ il 1964 quando Antonio incontra Agnese.

<<Agnese […] non faceva parte di alcuna categoria…era oltre. Tuttavia, gran parte della gente non sapeva comprenderla: aveva pochi amici e la sua famiglia era lontana. C’era una solitudine dilagante nel suo animo, che catturava immediatamente l’attenzione. Agnese Cozzi non era simile a nessuno: era lei e basta.>>

Agnese, un mondo da scoprire.
Così fragile ma determinata. Un futuro già scritto per lei: nelle parole di Emma Cozzi, sua madre, Agnese è una ragazza diligente, scrupolosa, seria, con la passione dei merletti dove spicca per bravura e perizia.

Tutto cambia quando lo sguardo solido della ragazza incontra la dannazione di Antonio. O forse la sua traballante personalità c’è sempre stata, vacillante, nascosta nella profondità dell’animo instabile.

Agnese era fragile come la porcellana che aveva sul viso e nell’animo, ma possedeva quello strano bollore dei geyser, che divampa inaspettatamente nel bel mezzo del ghiaccio.

Tra i due scoppia una passione senza tempo, un amore sbagliato, la sensazione di camminare sul filo del rasoio, sempre in bilico, fuori dagli schemi.
Tutto diviene un turbine di emozioni, sensazioni, scambi di ruoli.
Un’onda che sconvolge: arriva, rivoluziona, sconquassa e se ne va così come è arrivata.

<<Com’è stato innamorarsi di lei?>> gli chiedo, mentre la musica dell’ospedale sembra ripetere la mia domanda. L’andamento è adagio. Le note sono strascicate.
<<Lento>> mi risponde, <<come tutte le cose belle.>>
Poi attende: <<Una lotta, come tutte le cose vere.>>

Come l’alluvione del 4 novembre 1966.
Un’onda distruttrice, un inferno, che annienta con estrema potenza tutto quello che trova. Perfino le persone.
Venezia è avvolta per giorni in un’acqua torbida, ristagnante che ha portato con sé devastazione ed incertezza e ha lasciato silenzio e instabilità.

E tutto cambia, inesorabile.
Inizia una nuova storia da riscrivere, nuovi rapporti da costruire, forse lasciare indietro per trovare finalmente un barlume di speranza e possibilità.

Ofelia è una lettura estremamente intensa fin dalle pagine iniziali dove il lettore si trova a conoscere i personaggi, entrare nelle loro convinzioni, per poi scoprire che forse, dietro le apparenze, la realtà è ben altra cosa.
Un libro toccante che affronta un tema così importante come la schizofrenia, un disturbo psichico, un’onda che scava e compromette, distrugge ed annienta.

La narrazione scorre fluida attraverso tre punti di vista, quello di Antonio, di Stefano e di Emma Cozzi.
Tramite le differenti prospettive, tre visioni che viaggiano in contemporanea ma che si incontrano raramente, Agnese viene descritta a 360 gradi, l’analisi di un personaggio così complesso e profondo, ricco di contraddizioni e fragilità ma capace di entrare nel cuore di tutte le persone che incontra, lettore compreso.

Ringrazio l’autrice, Francesca Sartori, per avermi dato l’opportunità di leggere il suo lavoro.

Buona lettura!

L’autrice.
Francesca Sartori è nata a Udine nel 1998. Si è diplomata al Liceo Scientifico Marinelli e studia all’Università degli Studi di Udine. Nel 2017 ha pubblicato “Sotto la cenere”, il suo primo romanzo, che è stato presentato al Festival Pordenonelegge e ha ottenuto il primo posto del Premio Internazionale di Poesia e Narrativa Europa In Versi 2019, nella sezione “Poesia e Narrativa Giovani”. “Ofelia” è il suo secondo romanzo.

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